La città e il cinema – Verlassen

Nel 2006, a Portovenere, una troupe tedesca gira VERLASSEN, un film per la televisione distribuito dal circuito Arte, diretto da Christoph Stark. La parola “verlassen” significa “separati, lasciati, divisi”, e il film racconta infatti un dramma famigliare fatto di separazioni ma anche di incontri; separazioni necessarie, forzate, senza le quali non vi sarà la gioia e la riscoperta dell’incontro. Si narra di una coppia la cui figlia adolescente, infelice per il distacco dei genitori, fugge dalla Germania insieme al fidanzato. Il viaggio che i genitori, riuniti dalla circostanza, compiranno in Italia per cercarla, giungendo a Portovenere, sarà spunto di riflessione e riunione d’affetti.

VERLASSEN è un film parlato, intimista, ma con molti silenzi, una storia contemporanea raccontata con realismo e delicatezza. Il personaggio del padre è interpretato da Harald Krassnitzer (attore austriaco con più di sessanta comparizioni tra fiction e serie televisive), mentre la madre è Martina Gedeck (LA BANDA BAADER MEINHOF, TRENO DI NOTTE PER LISBONA, TRIS DI DONNE E ABITI NUZIALI).

Un’ottima fotografia dai toni slavati immortala una Portovenere fuori stagione, con i suoi carruggi, San Pietro, e l’isola Palmaria sullo sfondo. Molto bella una delle scene iniziali in cui il battello entra nel golfo di Portovenere e la cinepresa lo inquadra con sullo sfondo la chiesa di San Pietro sotto un cielo plumbeo. Una licenza che è esigenza di sceneggiatura vuole che a Portovenere ci sia una stazione ferroviaria: Krassnitzer, scendendo da via Oliva si ritrova nella stazione di Manarola.

I paesi del nord Europa sono ricchi di produzioni televisive ben più colte e raffinate rispetto alle contemporanee fiction italiane: la perfezione di messa in scena, la finezza di narrazione e l’ottima fotografia superano spesso anche la qualità di produzioni per il circuito cinematografico. Peccato che le regole (o scelte) di mercato non siano orientate in un’ottica di ampia distribuzione, e non consentano l’importazione di ottimi film televisivi che in Italia farebbero scuola (forse perché ciò che stimola il pensiero spaventa, perciò meglio restare nella gabbia dorata del commerciale); film che purtroppo non vedremo mai se non cercandoli e imparando altre lingue per poterli apprezzare.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.