Il Carnevale spezzino

“IEN TUTE BALE” è il nome del carro allegorico che partecipò all’ edizione del carnevale spezzino del 1928. Forse non tutti sanno che il carnevale spezzino è più antico di quello di Viareggio!

batistonLa maschera del carnevale spezzino è Batiston. “Batiston er mugugnon, e er vogia de fae gnente”, tale sembra fosse l’immagine che gli spezzini attribuivano alla propria maschera. Sicuramente di età veneranda, forse allusiva a qualche personaggio realmente esistito, il nome compare per la prima volta in un “lunajo” del 1866 e del 1869.  La tradizione del Carnevale spezzino è molto antica, addirittura è più antico di quello di Viareggio, la cui prima edizione risale al 1871 mentre il carnevale spezzino risale al 1869. Batiston in seguito venne affiancato da un’altra maschera locale, Maia la figlia di Re Carnevale e moglie dello stesso Batiston. Per tale motivo si sentirà parlare molto spesso di “Batiston e se’ mogee a Maia”.

Con la costruzione dell’Arsenale e l’arrivo in città di molti “foresti” la tradizione del Carnevale andò via via scemando. Nel 1891 sorsero,ad opera di alcuni giovani spezzini, dei gruppi il cui compito era quello di far rivivere l’antica tradizione popolare. Verso la fine degli anni 30′ si registra l’ultimo Carnevale degno di nota. Batiston diventa con il tempo quasi un simbolo in quanto può essere considerato come l’emblema della vecchia Spezia. Sarebbe importante far rivivere il carnevale spezzino facendo nuovamente ripercorrere le strade cittadine da Batiston e Maia.

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Il più antico programma dei festeggiamenti per il Carnevale risale al 1869 e venne impostato dalla “società del Batiston” che si proponeva, come obbiettivo primario di far divertire i nostri concittadini.

Secondo il programma del 1869, impostazione che verrà seguita anche in seguito, il carnevale si apriva con l’arrivo in città di Batiston nella veste di “Imperatore degli Allegri “reduce dall’Ungheria e da Ponzo'”, accolto dal Re Carnevale in stazione. Successivamente, scortati da una guardia d’onore, il corteo si dirigeva in piazza della Marina dove Battiston sposerà la figlia di Re Carnevale, Maia, dando così inizio ai festeggiamenti.

In seguito i neo sposi offrivano un ricevimento presso l’Albergo di Milano dove, affacciati dal balcone, ricevevano il saluto della folla festante.

La domenica seguente veniva svolta una grande festa per le vie cittadine dove la musica della Banda Nazionale in mattinata dava inizio alla festa. I cittadini erano invitati a decorare le finestre con drappi e bandiere. Nel pomeriggio della domenica erano invece previsti concerti, il gioco dell’albero della Cuccagna, corse nei sacchi, corso mascherato e innalzamento dei palloni aerostatici.

Il martedì grasso, ultimo giorno di Carnevale, era prevista la grande sfilata per le vie della città insieme a Battiston e Maia delle maschere a piedi, a cavallo e su carri simbolici con lancio di fiori e coriandoli. La sera del martedì grasso,Batiston, venuto a conoscenza del peggioramento di suo suocero Re Carnevale, decise di chiudere i festeggiamenti e di mettersi in lutto.

Come ultimo tentativo di sopravvivenza Re Carnevale veniva portato su un carro funebre nel Prato della Marina nella speranza che un cambio d’aria potesse portargli dei miglioramenti. Tutte le maschere con le fiaccole in mano, insieme agli infermieri e alla gente di Corte, lo accompagnavano in questo ultimo estremo tentativo. Prima che il corteo giungesse a destinazione un accesso di tosse e un dolore reumatico facevano però morire Re Carnevale. Arrivato il carro funebre al Prato della Marina la salma del Re veniva bruciata su un rogo. Battiston per alleviare il dolore causato nei cittadini dalla morte di Re Carnevale pubblica l’elenco delle grazie concesse nell’occasione delle nozze con la figlia del Re.

A questo punto si accendevano i fuochi d’artificio e la città toglieva le bandiere in segno di lutto.

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La foto allegata mostra Batiston e Maia che sfilano per Corso Cavour.

Storia & Storie di Marco Tarabugi per MadeInLaSpezia.

La fontana di Piazza Brin

brinIl 6 maggio 1956 venne inaugurata nella nostra città la famosa fontana di Piazza Brin realizzata dallo scultore Mirko Basaldella. Prima di questa installazione ne esisteva un’altra,più piccola, posizionata nello stesso spazio ed incorniciata da un’aiuola. La nuova fontana, alta 7.50 m, e’ scavata lateralmente da incisioni semicircolari che rappresentano le “voci” del mare.

Tutta l’opera è’ rivestita da mosaici veneziani in pasta vitrea di diversi colori che dà alla fontana la caratteristica espressione degli antichi Totem appartenuti alle civiltà precolombiane. L’autore ha inserito all’interno di un oblò, quasi a metà altezza, un piccolo simbolo della falce e martello formati da tanti tasselli proprio in corrispondenza dell’entrata della chiesa.

brin3Si racconta che proprio per questo motivo, il parroco di allora Monsignor Romano Morachioli, in tipico stile da Don Camillo e Peppone, infastidito dalla presenza di tale simbolo situato in prossimità dell’ingresso del santuario avrebbe detto ai fedeli riuniti in chiesa che l’acqua della vasca della fontana fosse avvelenata. A questo punto il sindaco di allora, Antoni Varese, bevve l’acqua della vasca per dimostrare alla cittadinanza che non c’era nessun tipo di pericolo. Ma Erano altri tempi con altri problemi e tutto si risolse come nei romanzi di Guareschi. Inizialmente l’opera di Basaldella suscitò stupore negli abitanti ma in seguito se ne appropriarono e cominciarono a considerarla il segno distintivo della loro comunità.

Storia & Storie di Marco Tarabugi per MadeInLaSpezia.

Vostra bellissima Spezia. Giosuè Carducci.

la-poetica-di-giosue-carducciIl poeta premio Nobel Giosue’ Carducci visito’ più volte la nostra città definendola in una sua lettera “vostra bellissima Spezia”.

Nel marzo del 1890 giunse alla Spezia, su invito di Severino Ferrari e del suo amico Luigi Bonati accompagnato da una giovane Italo-inglese Annie Vivanti della quale il poeta si era perdutamente innamorato. In questa occasione Carducci scrisse la poesia “Ad Annie” dedicandola proprio alla sua giovane compagna di viaggio. Il poeta prese alloggio presso il “Croce di Malta” e venne accolto dal vicesindaco Erminio Pontremoli che gli portò il saluto della città. Carducci inoltre era un assiduo frequentatore della cantina il “Gigio” di Luigi Bonati che intorno al 1885 si trovava nel vecchio quartiere del Torretto.

10442La cantina era famosa per il vino “rinforzato”, ambrato e ricco, che veniva ricavato dall’uva di Biassa del quale il poeta ne era un grande estimatore. La bella Annie però non aveva fatto breccia solo nel cuore di Carducci ma anche in quello del meno famoso professore Caldi il quale era rimasto deluso dal rifiuto ricevuto dalla giovane Annie. Il fratello di Annie, Italo Vivanti, sfido’ a duello il professor Caldi in quanto quest’ultimo aveva offeso pubblicamente l’onore della sorella. In seguito al rifiuto di quest’ultimo nel partecipare al duello Carducci invio’ un telegramma al Caldi nel quale lo esortava ad accettare la sfida.

Il Caldi denuncio’ tutti compreso Carducci per istigazione al duello. La questione giunse nella Pretura della Spezia dove il premio Nobel Venne assolto con formula piena. Annie Vivaldi volle in punto di morte che sulla sua tomba, situata nel cimitero monumentale di Torino, venissero scritti i primi versi della poesia che il poeta le dedico’ anni prima.

“Batto a la chiusa imposta con un ramicello di fiori

Glauchi e azzurri, come i tuoi occhi, o Annie”.

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