La città e il cinema – Du Bist Wunderbar

Caterina Valente, classe 1931, attrice e cantante di origini italiane nota in tutto il mondo (più di mille canzoni in dodici lingue differenti; definita dalla stampa canadese “la risposta europea a Doris Day, Barbra Streisand e Liza Minnelli”), interpreta DU BIST WUNDERBAR, film di produzione tedesca del 1959. Il film, realizzato da Paul Martin, regista originario della Transilvania, è leggero e divertente, e narra le vicende sentimentali di una bella ragazza francese innamorata di un romantico marinaio tedesco, il quale ha promesso di sposarla; ma la ragazza lo attende invano, poiché egli, sempre per mare, non fa ritorno. Sentimenti, canzoni, e, come scenografia, il borgo marinaro di Tellaro colto sul finire degli anni ’50, mascherato da piccola città portuale francese. E sulla marina del paese, Caterina canta SUR LE PONT D’AVIGNON.

schermata-du-bist-wunderbar002

du-bist-wunderbar1

La città e il cinema – Veruschka – Poesia di una donna

E’ del 1971 VERUSCHKA – POESIA DI UNA DONNA, film scritto e diretto dal noto fotografo di moda Franco Rubartelli. Protagonista è Veruschka, altrettanto nota fotomodella, già apparsa cinque anni prima nel capolavoro di Michelangelo Antonioni BLOW-UP. Veruschka interpreta una modella in crisi esistenziale, combattuta tra l’incertezza di vita, i ricordi d’infanzia, una vita fatta di viaggi e lavoro ma sostanzialmente vuota. La relazione con un compagno che sente di non volere più completa il quadro.

schermata-veruschka

La storia è molto triste, scandita da una sognante colonna sonora di Ennio Morricone che merita l’ascolto. Rubartelli conduce questo dramma psicologico con una messa in scena visionaria, psichedelica, e il film rappresenta uno dei numerosi discorsi sulla crisi umana, in particolare della donna, che il cinema italiano affrontò a cavallo tra i Sessanta e i Settanta, in anni di mutamenti e incomunicabilità: malessere di vivere contrapposto a progresso, bellezza e lusso contro incertezza e vuoto. A sorpresa, improvvisamente, nell’errare dei protagonisti, appare la scogliera di Grotta Byron, appena riconoscibile in alcune inquadrature della durata di pochi secondi, mentre un corpo precipita nel mare in tempesta.

poster-veruschka

La città e il cinema – Il Conte di Montecristo

Il romanzo di Alexandre Dumas in una trasposizione cinematografica del 1975 prodotta dalla televisione inglese in coproduzione con l’Italia, girato a Cinecittà e ambientato, nella sua parte iniziale e finale, a Portovenere (come riportano anche i titoli di coda).

Siamo nel 1815, ed Edmond Dantes, marinaio, cade trappola di una congiura e viene ingiustamente arrestato. Rinchiuso per quindici anni in prigione, quando finalmente gli si presenta l’occasione propizia per evadere, attua un macchinoso piano per vendicarsi, ad uno ad uno, dei suoi nemici.

Chi conosce Portovenere nota come l’utilizzo di alcune inquadrature utilizzate nel film non siano coerenti con la narrazione: Edmond viene buttato in mare da una terrazza del castello d’If ch’è però la terrazza della chiesa di San Pietro; giunto sull’isola di Montecristo, la grotta dove si nasconde il tesoro è in realtà Grotta Byron. Portovenere rappresenta anche il porto di Marsiglia, dove, nell’epilogo, l’amata di Edmond salperà per l’Africa.

il-conte-di-montecristo

Il cast è internazionale. Insieme agli americani Richard Chamberlain e Tony Curtis figurano l’inglese Donald Pleasence (il dottor Loomis nella serie horror HALLOWEEN), e gli italiani Alessio Orano e Angelo Infanti.

Portovenere, tra le attrattive del Golfo dei Poeti, si conferma come una delle location preferite dal cinema di ogni genere e nazione, e si arricchisce di una lunga anacronistica carrellata di divi e storie immortalate su pellicola.

il-conte-di-montecristo-poster

La città e il cinema – Marinai in coperta

La dolce vita del giovane playboy romano Tony Raimondi (Little Tony) è interrotta dalla chiamata alle armi. Alla Spezia viene imbarcato sulla nave Doria insieme a un ricco milanese figlio di papà e a Ferruccio (Ferruccio Amendola, noto doppiatore di Robert De Niro, Al Pacino, Stallone, Milian e tanti altri). L’esplosivo trio mal si adatta alla rigida vita di caserma. I marinai preferiscono le balere, il cinema, e dar la caccia alle ragazze, ciascuno secondo le proprie doti. Tony è bravo a cantare, e fa innamorare la ricca sorella del milanese in vacanza alla Spezia. Tra una gag e l’altra si arriva al lieto fine con tanto di fidanzamento e contratto discografico milionario per il marinaio canterino.

La troupe, sotto la guida del regista Bruno Corbucci (con aiuto regia di Ruggero Deodato), si mosse tra l’arsenale militare, Portovenere, Le Grazie, e la zona di città compresa tra i giardini pubblici presso il monumento a Garibaldi, piazza Europa, passeggiata Morin e viale Italia. Gli interni furono girati negli studi De Paolis a Roma.

MARINAI IN COPERTA, del 1967, appartiene al filone del “musicarello”, commedie senza pretese incentrate sulle doti canore dei suoi protagonisti, caratterizzate da parentesi comiche e sentimentali.

Little Tony canta GENTE CHE MI PARLA DI TE davanti a San Pietro a Portovenere. Numerose sequenze mostrano lontane immagini della Spezia fine anni Sessanta: viale Italia contornata dal muraglione dei silos, i giardini pubblici percorsi da carrozze trainate da asini, e tante panchine colorate disseminate in ogni dove.

Due ricche milanesi, sbarcando dallo yacht attraccato in passeggiata Morin, hanno questo rapido scambio di battute: -Bella città La Spezia!-, -Uhm… sembra Varese col mare.

Tino Scotti invece esclama: -Bacco, tabacco e Portovenere riducono l’uomo in cenere!

Marinai_in_coperta_locandina

Marinai_in_coperta_regia

La città e il cinema – Campo Europa

Un lutto, una donna indecisa della propria vita, un filosofo-scrittore cantore dell’alienazione umana, e un bambino che gioca a costruire in riva al mare, tra le rovine di un vecchio edificio, simbolici labirinti con sassi e insetti morti, metafora dell’esistenza. Sono i protagonisti di CAMPO EUROPA, austero, poetico ed ermetico film del 1984 del regista svizzero Pierre Maillard, con intensi scorci del Mar Ligure, girato tra il Villaggio Europa di Corniglia, Riomaggiore e La Spezia. Il mare è luogo misterioso, che dà e si riprende la vita, e tetri sono i resti di insediamenti umani disseminati lungo la costa, lambiti e consumati dalle onde, testimoni di morte. La Spezia è città cupa, spesso notturna, racchiusa in laconiche immagini funzionali all’economia del racconto.

Anna percorre il tratto tra Corniglia e La Spezia in Vespa; si reca da un fotografo in via Carpenino al civico 50 a sviluppare un rullino; irretisce un anziano vizioso sulle panchine di viale Mazzini ai giardini; e, insieme all’amico scrittore, rapina la farmacia in piazza Mentana, accanto al teatro civico. Telefona ripetutamente in Svizzera a un uomo che non le risponde mai. Quando si deciderà a partire per raggiungerlo, egli per coincidenza arriverà alla Spezia. Un film di solitudini, di incertezze, riflessioni e incontri mancati, di uomini che vagano senza meta né destino, e che finiscono per annullarsi abbandonandosi alle onde del mare.

La cinepresa di Maillard cattura liriche immagini della costa e del Villaggio Europa quand’era ancora lontano dai pericoli di frana e amianto, e imprime su pellicola piccoli quadri di una Spezia anni Ottanta: il golfo intravisto scendendo dalla Litoranea, l’area antistante la biglietteria della stazione centrale quando v’erano i parcheggi e le cabine telefoniche gialle, e una fugace immagine di via Prione quando vi passavano le automobili.

Silvio è interpretato da Lou Castel, attore-simbolo di tanto cinema d’impegno, da I PUGNI IN TASCA di Bellocchio a GRAZIE ZIA di Samperi, da Wim Wenders a Fassbinder, da Chabrol a Lizzani e Damiani. Nel cast di CAMPO EUROPA anche l’attore e regista teatrale spezzino Roberto Di Maio.

Schermata 2016-07-29 a 16.11.16

Schermata campo europa

La città e il cinema – Uomini sul fondo

“Il più grande film di sommergibili fino ad oggi realizzato”, cita la locandina del film.

Siamo all’inizio del secondo conflitto mondiale, e il Ministero della Cultura Popolare avvia la produzione di alcuni film che hanno come soggetto la guerra e le forze armate italiane. Il tenente di vascello Francesco De Robertis, responsabile del reparto cinematografico della Marina, si mette dietro la macchina da presa e dirige il film UOMINI SUL FONDO. Gran parte delle riprese in mare e in edifici di comando si svolsero nel porto e nell’arsenale militare della Spezia. De Robertis confeziona un film esemplare, di un rigore estetico e di ritmo i quali altro non si potrebbero definire che “militari”. L’azione è tesa come una corda, e il montaggio, anch’esso curato dall’autore, mantiene la tensione dall’inizio alla fine. L’opera è corale, i protagonisti sono autentici graduati e marinai, e la puntualità della narrazione è data dal realismo delle immagini e dei volti.

uomini-sul-fondo-locandina_02

Si narra la disavventura del sottomarino A103, affondato con l’intero equipaggio sul fondo del mare a causa di uno squarcio in un fianco: si è scontrato con un piroscafo che navigava fuori rotta. Non vedendolo far ritorno alla base, il comando in capo si allarma e dispiega in ricerca imponenti soccorsi aerei e navali. Il sottomarino segnala la sua posizione sganciando una boa in superficie dalla quale trasmette via radio. Iniziano le ardite operazioni di salvataggio che proseguono fino all’alba. La radio civile sospende la programmazione e tiene il Paese col fiato sospeso sul destino degli uomini in trappola sul fondo del mare. Mentre alcuni membri dell’equipaggio sono tratti in salvo tramite una capsula che li riporta uno ad uno in superficie, altri pochi valorosi restano a bordo nel rischioso tentativo di riportare a galla il sottomarino.

La produzione dispose di un largo impiego di mezzi militari, per un film che è insieme spettacolare avventura e realismo documentaristico. Alla lavorazione partecipò un giovanissimo ma già vispo Mario Bava (futuro maestro del gotico italiano), il quale venne alla Spezia con De Robertis a lavorare come aiuto operatore.

UOMINI SUL FONDO, del 1941, ebbe una lunga lavorazione ricompensata da un discreto successo di pubblico. Seguirono, per la serie, altri film, come LA NAVE BIANCA di Roberto Rossellini. Ma quella che sarebbe stata l’imminente disfatta della gloria armata italiana, tramutò alcune di queste pellicole, in fase di gestazione nel corso del conflitto o, successivamente, in fase di postproduzione, in amari documenti di un’aspettativa vittoriosa che avrebbe lasciato spazio all’amarezza di considerazioni tutt’altro che gloriose e fiere, nei confronti dello splendore bellico.

uomini-sul-fondo-locandina_01