Manuel Vitelli. Artigiano.

Mentre mi incammino verso il luogo di incontro con il mio intervistato una macchina mi strombazza e mi si avvicina. Dal finestrino un fante di poco più di vent’anni mi chiede scherzosamente le indicazioni stradali. Come ben immagino, non è un turista a guardarmi dal finestrino, bensì Manuel Vitelli, un amico di vecchissima data che non è quasi cambiato dai tempi del liceo. Ed è anche l’artigiano della falegnameria a conduzione familiare MR che devo intervistare. Vedi i casi della vita?

M –Mi occupo di arredamento per interni, e più in generale di artigianato che preveda l’utilizzo del legno. Quindi anche arredo giardino, realizzazione di porte e di finestre, anche se vorremmo specializzarci proprio sull’arredamento per interni.

F – Siamo d’accordo che in questa perenne era di crisi economica iniziare un’impresa familiare a Spezia è un azzardo! Iniziando col congratularmi per il coraggio, avete riscontrato delle particolari difficoltà?

M – All’inizio chiaramente è stato difficile, nel senso che farsi un nome, farsi un giro di clientela non è semplice. Però con l’andare avanti del tempo (ormai degli anni, perché comunque è il terzo anno, adesso è iniziato il quarto da quando abbiamo aperto l’attività) ci siamo sviluppati abbastanza bene. Chiaramente difficoltà ne abbiamo ancora adesso: l’investimento è stato alto (…), stiamo pagando un po’ per volta, però ne stiamo uscendo per il momento.

F – L’ artigianato è un percorso piuttosto inusuale per un giovane. Lo trovi un vantaggio o uno svantaggio?

M – In generale l’artigianato, un po’ in tutto il mondo, penso stia andando, chiaramente non a morire, ma a scemare. Credo che in Italia ci siano veramente pochi giovani della mia età che svolgono la mia professione. Ho iniziato a 19 anni ora ne ho quasi 23, sono comunque giovane. Ti dico, credo sia un vantaggio. Soprattutto nella nostra provincia, l’artigianato (e la falegnameria in modo più specifico) è molto carente, quindi a livello di clientela riesci a coprire ed attirare più persone. Se c’è poca scelta, la scelta ricade su di te bene o male.

F – Come ci si deve muovere in questo ambiente?

M – Credo che il nome si guadagni con i sacrifici: si parte con un profilo basso e ci si sviluppa piano piano. Penso che la migliore pubblicità (soprattutto per il mio campo) sia il passaparola. Quindi propaganda di altro tipo credo che sia abbastanza vana. Una volta che hai realizzato un lavoro (che nel mio caso può essere un mobile, un armadio, una cucina …) ad un cliente con cui hai lavorato bene, se sei stato preciso, se sei stato nei tempi richiesti sicuramente ne parlerà ad altri che a loro volta si rivolgeranno a te. E’ una catena.

F – Un’altra particolarità è il fatto che hai aperto questa impresa con tuo padre Reno. Com’è cambiato il vostro rapporto da che avete iniziato?

M – Chiaramente ci siamo avvicinati. Parecchio. Anche perché siamo a contatto 10 ore al giorno. Avevamo già un buon rapporto in partenza, però stare così vicini per così tanto tempo ci ha avvicinati ancora di più. Non è sempre semplice, perché siamo due persone molto diverse, abbiamo due caratteri quasi opposti. Credo che per una mia pazienza diciamo innata, il rapporto possa andare avanti tranquillamente in futuro, anche perché comunque lui è un po’ genio e sregolatezza, no? E’ un po’ fumino, come persona tende ad arrabbiarsi spesso, io sono la parte un po’ più riflessiva, quindi ci compensiamo.

F – Tu sei partito da una formazione artistica e poi sei passato a questo. Ti sei dovuto sviluppare un po’ da solo, come hai imparato questo mestiere?

M –Diciamo che tuttora sto imparando. Perché l’artigianato e in particolare la mia professione è molto difficile. Definirsi un falegname con la F maiuscola si può fare quando si ha un’esperienza decennale, addirittura anche ventennale! Io ho solo tre anni d’esperienza, sto imparando in fretta, ho una buona capacità di apprendimento, e soprattutto un buon maestro: sono soddisfatto di quello che ho realizzato fino ad adesso. So portare avanti un progetto e realizzare già parecchie cose da solo. Ovviamente utilizzo dei macchinari e degli attrezzi pericolosi, quindi la percentuale di rischio è alta e non posso azzardare più di tanto. Quando passa la paura, è lì che ti fai male.

F – Qual è l’articolo più richiesto?

M – Abbiamo delle richieste molto varie. Vaste. Chiaramente, volendoci comunque focalizzare sull’arredamento per interni (quindi mobili, armadi, cabine armadio, cucine, salotti, librerie, tutto ciò che concerne l’arredamento per la casa), cerchiamo di far circolare “la voce” che questa è la nostra specializzazione, però realizziamo anche restauri di manufatti già in possesso dei clienti. Se vogliamo fare una percentuale direi che comunque siamo su un 70% buono di mobili e di arredamento in genere e un 30% del resto.

F – Qual è il vostro obiettivo?

M – Il nostro obiettivo è quello di espanderci il più possibile per riuscire a realizzare totalmente i prodotti presso il nostro laboratorio, dal legno grezzo all’oggetto completamente finito. Ci piacerebbe farci conoscere ancora di più, uscire dalla provincia, e alcune volte ci siamo già riusciti.

Per vedere alcune opere del nostro falegname spezzino andate sulla pagina MR Falegnameria su Facebook e mettete Mi Piace anche da parte nostra!!! https://www.facebook.com/mrfalegnameria/?fref=ts

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Fanti de Spesa. Introduzione alla rubrica.

Il Golfo dei Poeti.

La passeggiata Morin.

Portovenere e le Cinque Terre.

Panorami straordinari che hanno reso Spezia (rigorosamente senza il “La”) la nona meraviglia del mondo (eh si, io conto ancora King Kong come l’ottava). L’Italia intera conosce, e ci invidia, questi paesaggi di rara bellezza.

Quello che non conosce tuttavia sono gli spezzini. Fanti de Spesa in italiano i Ragazzi di La Spezia, una Rubrica a cura di Federico Scippa.

Gente di mare dedita al lavoro che per anni è stata vista dai foresti come ironici mugugnoni. Ed è a me, il Principe del Mugugno, che interessa dare un’immagine nuova di queste persone. Perché seppure è vero che nel mondo della crisi che è oggi (e ieri, e l’altro ieri, e l’altro ieri ieri…) è difficile emergere, in mezzo alle colture di muscoli si celano vere e proprie perle nascoste che con il loro impegno hanno catturato la mia attenzione e che meritano anche la vostra.

Per questa ragione ho avuto l’idea di questa rubrica a cadenza periodica che promuove ragazzi rigorosamente Made in La Spezia. Perché questo posto merita di più. Perché NOI meritiamo di più. E lo voglio fare nella maniera più ironica e leggera possibile, valorizzando l’impegno spezzino da un altro spezzino, nella sua maniera più personale, come dovrebbe essere.

Perciò preparatevi, agguantate un etto di farinata e un tocco di fugassa, perché da oggi inizia la VOSTRA rubrica:

FANTI DE SPESA!

Ekaterina-Buscemi. Fotografie.

Di fronte a me una giovane ragazza dai capelli biondo ramato e il sorriso che conquista condivide con me una tisana calda e una brioche al cioccolato; sullo sfondo un banco di ‘Federiche Pellegrini’ si dilettano nelle vasche in Via Prione. Se sono tutte così le interviste allora il giornalismo è parecchio sottovalutato. Il suo nome è Caterina Buscemi, ma nell’ambiente della fotografia spezzina è conosciuta con il nome d’arte Ekaterina;

E- “Diciamo che la fotografia non è attualmente il mio mestiere, ma è più una passione (…) Io lavoro solamente su commissione e quando mi gira faccio dei progetti fotografici. I soldi vengono chiaramente in secondo piano, prima di tutto ci sono io e quella che chiamo, [ci pensa, ndr ] non “arte”, diciamo una concezione visiva. E’ un modo di vedere, il mio punto di vista.”

Io- Nel tuo percorso artistico da fotografa qual è il tuo soggetto preferito?

E – “Ho iniziato a fotografare le cose piccole, i classici piccioni che volano, i bambini che ridono, che cadono. Poi mi sono innamorata dello sport, quindi ho continuato con i soggetti sportivi, poi con la moda, con le persone. In questo ambito preferisco di gran lunga soggetti maschili, non vogliono selfie, non si truccano, non si vogliono rivedere, sono meno “capricciosi”.”

Io- Alla mostra fotografica al Camec alla quale hai partecipato era presente anche il Comune nella persona del Sindaco, quindi un evento di alto profilo! Ci puoi parlare di questa esperienza?

E-“ Inizialmente non ci credevo! Pensavo fosse una missione un po’ impossibile! Dovevo fotografare tre artisti e di loro dovevo immortalare lo studio, il ritratto e una loro opera. Partendo dal presupposto che non sono stata io a scegliere loro (è stato il Comune a farlo per me) quando li ho conosciuti è stata una cosa incredibile, non pensavo ci fossero artisti a un tale livello qui! E vedere i miei lavori esposti al Camec è stato un onore! Si, a vent’ anni al Camec mi fa onore!”

Io – Una gran bella tappa insomma nel campo della fotografia, ma tu hai anche altri interessi! Ce ne puoi dire qualcuno?

E- “Mi piace tanto anche scrivere, mi piace posare, e ogni tanto mi piace anche disegnare! (…) Ce la metto tutta! Ho lavorato per delle riviste all’estero, in Canada, per delle agenzie di moda a Milano…”

Io – Tanta roba! E’ facile per una persona di Spezia emergere nel campo della fotografia? C’è qualche consiglio che vorresti dare?

E- “Secondo me per emergere bisogna colpire i punti fondamentali. Noi abbiamo il mare, un porto, le Forze Armate, che possono essere la Marina Militare, e la storia. Di certo a Spezia non puoi aprire un’agenzia di moda (…) non puoi perché Spezia è troppo piccola, non è confinante con niente. Bisogna avere le giuste conoscenze e bisogna sapersi buttare, specialmente a Spezia, perché qui non ti aiuta nessuno, già nelle grandi città qualcuno più altruista lo trovi, qui a Spezia è un Fai Da Te.”

Io- C’è qualche fotografo alla quale ti sei ispirata?

E – “In quanto artista – ma io non faccio assolutamente il suo genere – stimo Jacopo Benassi. Mi piace la sua arte perché è esplicita, non si confonde, è anticonformista ed è una persona assolutamente  vera, come le sue foto”.

Io- Lo conosci?

E – “Assolutamente! Lo seguo molto e seguo molto i suoi lavori! Ed è grazie a lui che sono riuscita ad emergere sia dentro che fuori Spezia.”

Io – Ok, concludiamo parlando dei tuoi numerosi iscritti sul tuo blog di Facebook. Quanto ti è stato d’aiuto il supporto multimediale dei tuoi followers?

E – “Mi hanno aiutato tantissimo, a dire il vero. Perché è vero che ci sono persone che vengono, danno un’occhiata e se ne vanno, ma tante persone mi stimano veramente e questo mi ha fatto particolarmente onore! Persone che ogni giorno mi guardano e mi stimolano, mi spronano, mi criticano e mi fanno i complimenti. Poi comunque è un social, è un attimo che la voce giri.”

Per chi fosse interessato la mostra che contiene i lavori di EKaterina è “Mettiamoci La Faccia”, esposizione aperta fino al 21 Febbraio al Camec.

E ricordate di dare anche voi il vostro supporto mediatico sulla pagina di Facebook  https://www.facebook.com/Ekaterina-Buscemi-Photography-110857645660970/?fref=ts

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2klab. Andrea Tiberti e Andrea Caruso.

Siamo in tre in un bar molto dandy, seduti al tavolo, all’angolo come pugili professionisti.

Al lato destro un titubante scribacchino che prova a far funzionare il suo registratore vocale, al lato destro due professori poco più che ventenni di Web Design, che condividono lo stesso nome, Andrea Tiberti e Andrea Caruso.

Il loro obiettivo finale è quello di cambiare Spezia formando dei ragazzi che facciano bene il loro lavoro e creare un futuro certo e stabile per i giovani.

Io sono giovane e voglio dar loro una mano in questo! Veniamoci incontro!

Ac – “Siamo partiti un paio di anni fa, abbiamo deciso di tirare su un’accademia che fosse un po’ diversa da quelle locali. Innanzitutto è un ambito che è continuamente in crescita, quello del web, della comunicazione; la nostra scuola è anche l’unica nel territorio ligure, a meno che non si vada a Firenze per frequentare un istituto del genere (e che comunque non è avanzato come il nostro)”

At – “Diciamo che l’idea principale è stata quella di aprire un’accademia privata per poter portare effettivamente nel territorio una formazione che ancora non era presente, per cercare di agevolare il più possibile tutti gli studenti, i ragazzi o i lavoratori che sono interessati a questo mondo in crescita”

Io – Quali sono i corsi nello specifico che avete aperto?

Ac – “Abbiamo il corso principale, che è quello attivo da due anni, e che è quello che ci ha portato più persone, ovviamente, ovvero il corso di Web Design e Comunicazione. Ma la novità più importante, che pubblicamente e ufficialmente per la prima volta comunichiamo a te, è il nuovo corso di Fotografia Professionale! Sarà sempre un corso biennale, sarà sempre focalizzato sul lavoro, e il cui scopo sarà sempre formare professionisti nella maniera più seria possibile.”

At – Noi abbiamo creato all’interno della nostra Accademia un mood  vero e proprio da seguire, che è quello del ‘voglio iniziare a lavorare’, e non ‘voglio studiare’! E lavorare con l’obiettivo della formazione secondo me è una delle cose più belle e utili che ci possano essere”

Io – Com’è stata la risposta dei ragazzi di Spezia?

Ac –“Per fartela breve, facciamo parlare i numeri: il primo anno abbiamo riempito una classe di dieci persone, mentre il secondo anno abbiamo triplicato le presenze.”

At – “Quindi una risposta ottima! Cerchiamo sempre di puntare ad un eventuale espansione, di raggiungere più scuole possibili dove fare orientamento in modo da poter diffondere e promuovere la nostra Accademia.”

Io – Qual è stata la vostra più grande soddisfazione da quando  avete iniziato?

Ac- “La più grande soddisfazione è stata la prima classe che abbiamo visto, cioè constatare che funziona e che i ragazzi lavorano.”

At – “Diciamo che abbiamo un’etica un pochino diversa da quella di molte altre accademie, ovvero è proprio basata sul lavoro. Noi puntiamo a creare dei giovani lavoratori e non dei giovani studenti. Abbiamo un programma innovativo, totalmente incentrato per riuscire a far lavorare una persona inesperta dopo pochi mesi, partendo ovviamente dalle basi e vediamo che questo funziona perfettamente con i nostri alunni, e quindi questa è attualmente la nostra più grande soddisfazione!”

Io – E invece avete incontrato delle difficoltà? In generale o anche a livello amministrativo?

[Mentre faccio la domanda entrambi si guardano, come chi ha affrontato una tempesta e vorrebbe sfogarsi, ma non sa se può]

Ac – “Vediamo un po’ cosa riusciamo a tirare fuori tra tutti e due [ride]. A me la prima cosa che viene in mente è che abbiamo sempre incontrato persone a livello appunto amministrativo, che ci hanno dato sempre l’impressione di volerci aiutare, però in realtà non è mai successo, abbiamo sempre fatto tutto da soli.”

At – “A livello amministrativo abbiamo avuto qualche difficoltà, sia dall’esordio, che all’inizio di ognuno dei due anni per riuscire a organizzare aule ed il corso vero e proprio. Però c’è anche da dire che un paio di persone che ci hanno aiutato davvero le abbiamo trovate, Non a livello amministrativo chiaramente, ma generalmente a livello più burocratico. Abbiamo una partnership attiva con il Liceo Artistico [Cardarelli, ndr] in un rapporto di scambio di servizi e donazioni”.

Io – Venite entrambi da una formazione artistica. Vi sentite di consigliare ai giovanissimi questo percorso?

Ac – “Di base si può dire che quello che noi consigliamo in generale ai ragazzi è di seguire le loro attitudini. Siamo un po’ controcorrente, quasi tutti dicono ‘bisogna accontentarsi in questo periodo’, però noi non siamo d’accordo, perché  sosteniamo, come abbiamo dimostrato attraverso i nostri ragazzi, che quello che uno vuole fare lo può fare, e ciò che fa la differenza non è il mondo che c’è intorno ma sei TU”

At – “Se noi non la pensassimo così non avremmo aperto, e non saremmo tutti i giorni a martellare per mantenerlo in piedi, quindi semplicemente quello che possiamo dire ai ragazzi è: informatevi su com’è effettivamente il mondo al di fuori della formazione, e in base a quello cercate di scegliere la strada giusta per voi. Chiaramente noi abbiamo aperto qui un corso professionale di due anni per quanto riguarda il mondo dell’innovazione (a prescindere da che tipo di innovazione) proprio per agevolare gli studenti che vogliono intraprendere questa percorso restando il più vicino possibile a casa”

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