Festival Internazionale del cortometraggio.

Terminata venerdì la prima edizione del Festival Internazionale del cortometraggio con un successo inaspettato. I cortometraggi sono giunti da tutto il mondo presso il Cinema Nuovo, che è stato letteralmente invaso da un pubblico numerosissimo e molto caloroso. Giornalisti e filmaker sono arrivati qui a La Spezia da diverse città italiane per assistere e applaudire alla produzione e produzione e premiazione dei corti. Nonostante i fulmini che provavano a interrompere la manifestazione, si giunge così alla visione delle più svariate riprese; dalla prima guerra mondiale, ai gialli , ai cartoon, ai concetti di filosofia e umanità. I vincitori di questa prima edizione sono : Yo te quiero di Nicola Conte dall’Argentina; Consulente di Valentina Taylor dall’Australia; Perdutamente di Emilio Guizzetti dall’Italia; Algien di Roberto Valdes dal Messico. Ricordiamo i numerosi e applauditissimi ospiti della serata come Adriano Aprà critico cinematografico, Matteo Persica autore del libro “Anna Magani” ; Luigi de Filippis regista e produttore di Four Lab e Luigi dell’Aglio scenografo della Rai. La giuria era presieduta dallo sceneggiatore Paolo Logli era composta dagli attori come Matteo Taranto attore del film Macchinazione che inaugurerà al Nuovo il 24 Marzo; Massimo Olcese , Silvano Andreini e Marco Ferrari. L’edizione di La Spezia Short Movie Award è stata organizzata da Roberta Maucci (direttrice artistica), Paola Settimini e Daniela Ceccarini; con le fotografie di Hans Burger e Stefania Martinico , pittrice e decoratrice dell’evento. Con questo evento la nostra città si è impegnata a dare una svolta al cinema spezzino e non, ma specialmente è stata capace di farsi conoscere e promuoversi. Un prindisi finale con tutti gli ospiti acclamati per il successo eseguito ed uno per gli anni a venire: Cin – Cin!!!

Luna & Ekaterina

P.e.r.c.or.s.i

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IMG-20160201-WA0018Accolti nella sontuosa Sala Dante, più di cento ragazzi, tra i 16 e i 35 anni,  aiutati da sei facilitatori (Agnese Natale, Francesco Martini, Martina Pesciotti, Daria Minoliti, Felici Passacane, Giulia Cefal), si sono posti l’arduo compito di promuovere undici iniziative concrete di valorizzazione del territorio. Lunedì 1 Febbraio alle ore 14.30 sono stati presentati i progetti dei ragazzi agli attori economico sociali del territorio. Virgilio David presenta l’iniziativa P.E.R.C.OR.S.I., descrivendo l’esperienza come una coincidenza della metropolitana, dove ognuno ha una propria strada, ma di fondo hanno un punto d’incontro e sviluppano delle idee. Durante la presentazione dei vari cluster, gli imprenditori o gli eventuali enti interessati avevano il compito di mandare un semplice sms per poter comunicare direttamente con ragazzi al termine. Molti di loro hanno presentato progetti differenti, ma tutti avevano in comune il bene della città. Chi puntava sui trasporti, chi sullo sport, chi sul pollice verde, chi sui colori, cultura, gastronomia, e tanto altro ancora. Apprezzatissimo il loro impegno dagli “adulti” e tanti sono stati gli applausi sinceri. Nella seconda metà del programma si è svolto il workshop nel quale i tavoli di discussione con i singoli gruppi di lavoro avevano il compito di approfondire le proprie proposte, dichiarare i propri dubbi, dare la propria disponibilità, successivamente realizzare e partecipare direttamente con i partecipanti. Molti sono stati gli sponsor a contribuire, specialmente composti da giovani; per citarne alcuni le scuole Einaudi-Chiodo, molti studenti del Fossati, l’Agenzia Nazionale per i Giovani, e chiaramente il Comune di La Spezia.

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Dunque: lei ha conosciuto Tenco?…

Monologo teatrale- musicale. Una storia che coinvolgerà sentimentalmente gli affezionati tenchiani, ma non solo. Gli anni ’50, Genova, le notti insonni, il jazz, gli amici, le donne, il successo, il tormento, il mistero… e uno spettatore dal buio che ha deciso di parlare. Sono questi gli ingredienti che condiscono la nuovissima versione teatrale del monologo-intervista di Paolo Logli dal titolo Dunque lei ha conosciuto Tenco?, già vincitore del Premio ETI “Per voce sola 2006” Ora l’originalissimo testo, che con fantasia e pertinenza storica evoca la grande figura di Luigi Tenco e del contesto in cui si muoveva negli anni d’oro della sua attività attraverso i pensieri, le impressioni e i ricordi di un testimone-ferroviere settentrionale rivive sulla scena grazie ad un’intensa, divertente e divertita interpretazione di DAVIDE PAGANINI coadiuvato musicalmente dal quartetto Jazz capitanato dal Cantautore Alberto “ NAPO” Napolitano, anche autore delle musiche originali, con il maestro Andrea Vulpani al pianoforte, Lorenzo Capello e  Andrea Leone al sax. Il monologo prende spunto da un aneddoto, una storia piccola e forse marginale raccontata tempo fa in televisione da Arnaldo Bagnasco, proprio all’ interno di un programma di Paolo Logli: Chiedi chi erano i Beatles. Nel racconto si descriveva Tenco attraversare una galleria della stazione di Genova piazza Principe in equilibrio su un binario, suonando il sassofono e sfidando un temporale. Un episodio che esemplifica la personalità di un uomo che non ha mai avuto paura delle poste in gioco, tanto da sbeffeggiare con la sua stessa morte – sia essa un suicidio o un omicidio ancora insoluto – il senso dell’istituzione. Ed è proprio un anziano ferroviere, Gino Grondona, che cerca , con parole sue, di cogliere qualcosa del mito Tenco. Un animo semplice, che assiste con gli occhi sgranati dell’uomo senza qualità a qualcosa che oscuramente allude ad un desiderio e racconta di quelle poche cose che sa di Tenco che lo hanno sfiorato: Luigi e i suoi “amici famosi” (De Andrè, Paoli, Villaggio…) sotto la pensilina della Stazione Principe; qualche brandello di musica e d’amicizia virile catturato andando ad ascoltarli suonare in una cantina al centro di Genova (dove Tenco e i suoi amici hanno suonato davvero); quell’ attimo sublime, simbolico, assoluto, di fronte al quale ci si sente piccoli piccoli; il momento in cui Tenco – presagio di morte, eppure promessa di vita eterna – attraversa la galleria dei rapidi, durante una notte di tregenda, suonando Summertime in equilibrio sul binario.
Una messa in scena semplice concentrata sulla voce dell’attore, vero e proprio strumento del concerto, ed arricchita dalle note musicali dal vivo della formazione dalle quali si sviluppa un dialogo interattivo che dà forma ad un’autentica partitura orchestrale, a sottolineare come le parole abbiano scansioni che si appoggiano alle metriche del brano musicale, come l’andamento ritmico dell’intero spettacolo sia continuamente intrecciato, e come i contrappunti non siano solo casuali, ma forniscano ulteriori chiavi di lettura del testo.
Uno spettacolo che porta con sé anche un messaggio di affetto e speranza, come sintetizzato dalle essenziali parole dell’ignaro ferroviere: “Non è che Tenco non avesse paura della morte. Non ci credeva, punto e basta.”

                                                                                                                                      Davide Paganini

Locandina-TencoNote dell’autore. Mi è capitato di assistere a monologhi teatrali bellissimi, in cui la funzione della musica era di intermezzo, quasi come se il pubblico dovesse riprendere fiato dopo tante parole. Amo la musica, e di solito mi infastidisce quando viene usata come riempitivo. Una volta partito il brano, mi verrebbe voglia di seguirlo, di lasciarlo sviluppare… e invece, quando le note avevano assolto alla loro funzione di “voltapagina”, finivano sfumate per lasciare posto alla recitazione: nella migliore delle ipotesi, tappeto di sottofondo. Ecco, era esattamente quel che non volevo fare.

Questo monologo teatrale su Luigi Tenco nasce quindi come una sfida: scrivere un testo in cui la voce recitante fosse solo uno strumento – quello solista, certo, ma neppure il solo – di una partitura. Insomma, mi piaceva pensare che ci fosse musica, tanta, attorno alle parole che scrivevo. E che quella musica non fosse solo un sottofondo. Così, nel mettere giù il copione, ho annotato piccoli sinc e attacchi musicali che un giorno ci sarebbero stati. Come una partitura per voce recitante e quintetto jazz, in cui il testo è pensato “assieme” alla musica.
Il jazz. Un altro protagonista del testo. Un jazz sporco di ricordi pop, di radioline, di canzoni ascoltate alla radio e appena canticchiate. Un jazz da amare, e non da spiegare. Il jazz di Tenco, di quella Genova che tra le prime ha accolto i suoni americani, mescolandoli con la grande canzone francese. Di quella Genova che proprio perché borbottona e introversa non si è mai fatta avanti per dire: ehi, guardate che io il jazz l’ho scoperto per prima. Almeno in Italia. Il Jazz di quei quattro o cinque ragazzi che un giorno hanno smesso si suonare nelle cantine e hanno deciso di cambiare per sempre la faccia della canzone d’autore italiana. Mitologia? Può darsi. Ma fatta di storie di tutti i giorni. E quindi con l’andamento sincopato della musica nera.

Paolo Logli

ExclusIVe

phFormatosi nel settembre 2010, il quartetto ExclusIVe è composto da musicisti provenienti da varie esperienze concertistiche in eventi italiani ed esteri, per importanti associazioni musicali e rassegne cameristiche. Dal connubio tra professionalità e freschezza del loro repertorio scaturisce un prodotto musicale di alto livello che abbina ai brani classici per quartetto di sassofoni , sia originali che trascritti, musiche “prese in prestito” dal jazz, dallo swing e dalle colonne sonore. A pochi mesi dalla sua creazione trova consensi in ambito professionale con ottimi riscontri nell’ambiente della musica classica (selezionati per la prestigiosa registrazione-concerto alla Radio Vaticana nel dicembre 2010 e vincitori della borsa di studio Trento Di Mauro) e in ambito contemporaneo e Jazz vengono a loro dedicate prime esecuzioni (brani composti dai Maestri Roberto Scarcella Perino, Alessandro Fabbri). ok_0481-(2)Presenti in rassegne e stagioni concertistiche a livello nazionale (Museo Nazionale del Bargello di Firenze, Teatro Goldoni di Livorno, Teatro San Lorenzo di Minerbe, Festival Pianistico Città di Carrara, Tenuta dello Scompiglio, Lucca, solo per citarne alcune) rinnovano costantemente il loro repertorio inserendo nuovi brani, arrangiamenti e trascrizioni accattivanti per quartetto e quintetto con pianoforte. Attivi anche in ambito solistico e didattico lavorano in Italia ed all’estero per importanti rassegne e Accademie tenendo concerti e Master Classes per tutti i livelli (Rubinstein Akademie – Düsseldorf, New York University – N.Y., Truman State University – Missouri, Akademia Muzyczna Stettino – Polonia). Formazione versatile e dinamica, grazie alla presenza del pianista Giuseppe Bruno riesce a dare vita ad un quintetto in grado di proporre un repertorio ancora più vasto, passando con eleganza da Schumann a Gershwin e a brani di musica contemporanea appositamente composti e trascritti per quartetto di Sassofoni e Pianoforte. In questa formazione è stato recentemente pubblicato da Sheva Collection un cd comprendente opere di Beethoven, Bozza e Gershwin.

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