Barbara Giampietri fotografie…

Fotografa e artista, nasce e vive a La Spezia. Ha fatto della sua passione un lavoro.

Ha collaborato con quotidiani e riviste, presenta mostre fotografiche in tutta Italia e in Francia.

Fotografare significa  esprimersi, raccontare, comunicare conoscere, in altre parole immortalare l’emozione di un momento. Il bianco e nero riflette il suo stile fotografico.

Perchè il bianco e nero ? Perchè e’ una forma d’arte , la sua semplicità permette di focalizzarsi sulle cose importanti, facilitando il raggiungimento dell’ essenza. Affascinata dalla fotografia di strada, ama la testimonianza diretta e si orienta verso il reportage, scoprendo di essere interessata alle persone, a momenti di vita, all’anima delle citta’.

Cattura spontaneita’ ed emozioni e tende a fondersi con il soggetto.

e-mail: barbaragiampi@libero.it – sito internet: www.barbaragiampietri.it

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Le 5 Trasformazioni in medicina tradizionale cinese

  • Cenni storici: come nasce la MTC
  • Yin/Yang il delicato equilibrio delle energie
  • L’orologio degli organi e le coppie
  • Organi/Visceri
  • Il QI energia vitale,Jing energia ereditaria,lo Shen
  • Cielo Anteriore e Cielo Posteriore
  • Le 5 trasformazioni
  • Cosa sono i Meridiani

taoDurante il seminario faremo esercizi per il riequilibrio con picchiettamenti lungo i Meridiani e esercizi di respirazione per la corretta circolazione del Qi.

Verranno date delle dispense sugli argomenti trattati ORARIO:

Sabato 20 Maggio dalle 10 alle 17 (con pausa pranzo)

Domenica 21 Maggio dalle 10 alle 17
Associazione culturale olistica Freya, Via Rebocco 81

Costo del seminario 130 euro – Minimo partecipanti 6/8

Contatti: Elena:3409872093 Lidia: 3343090224

Conduttrice: Lidia Costa: erborista,operatrice di EFT,conduce seminari in MTC e Alimentazione curativa, Riflessologa Plantare 1 livello.

Nessuno mai potrà + udire la mia voce

Si terrà Giovedì 16 marzo 2017 alle ore 17,30 presso il Salone del Consiglio Provinciale della Spezia Palazzo del Governo – Via V. Veneto n. 2 – la presentazione di:  “Nessuno mai potrà + udire la mia voce” un libro di Deborah Piccilli edito da Nuova Palomar. Un evento organizzato dall’Associazione Culturale e Casa Editrice l’Aquilone, inserito nelle celebrazioni  previste a corollario dell’8 marzo, giornata internazionale delle Donne.

Il libro narra la storia di Francesca vittima del suo fidanzato, ma racconta anche la storia di Veronica, Antonella e di tante altre, troppe altre a cui la vita è stata strappata da chi diceva di amarle. Patrocinato dal Comune di Genova, dal Municipio I Centro Est, dal Comune di Bari – Ripartizione Segretaria Generale Commissione Consiliare Speciale per le Pari Opportunità-, Oltreilsilenzio Onlus Centro Antiviolenza, Donne in Rete contro la violenza Donne & Giustizia, Associazione V.E.R.I. e da RESS ricerche educative studi sociali

Un libro che racconta storie diverse, storie in cui capire il diverso, diventa fondamentale, perché non sempre dietro vi sta un lieto fine.

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Deborah Riccelli, scrittrice e fondatrice dell’associazione Oltresilenzio Onlus Centro Antiviolenza – Genova, opera in questo settore, occupandosi non solo delle vittime che hanno subito violenza, ma anche del supporto psicologico e legale delle loro famiglie.

L’evento sarà introdotto dalla Consigliera di Parità della provincia della Spezia Alessandra Del Monte, la presentazione verrà curata da Laura Amoretti  Consigliera di Parità per la regione Liguria.

Vi saranno anche Aldo Guerrieri e Paola Gaspari, protagonisti di un’azione scenica, per dire NO alla violenza.

Stefania Martinico

Femme, attimi, dettagli, confronti

Si è tenuta mercoledì 1 marzo 2017 alle ore 17:30 presso il Salone d’entrata del Palazzo della Provincia della Spezia, l’inaugurazione della mostra di Fiorenza Maggi dal titolo “Femme, attimi, dettagli, confronti” .

Una mostra che parla, delle donne, delle loro speranze, della loro gioia e della meravigliosa dimensione della maternità. Attraverso sguardi dolci, attimi profondi e momenti toccanti.

L’introduzione fatta dalla Consigliera di Parità per la Provincia della Spezia, Alessandra Del Monte, ha emozionato il gremitissimo pubblico che ha partecipato a tale evento, di importantissimo risalto e valore la presentazione delle opere e del talento artistico della Maggi, curata da Valerio Cremolini.

L’evento si è concluso con un rinfresco presso il bar Cafetin

L’attenta organizzazione dell’evento è stata curata dall’associazione culturale l’Aquilone presente sul territorio spezzino da diversi anni.

La mostra organizzata nell’attesa della Giornata Internazionale della Donna e nell’intento di fare da corollario alle varie manifestazioni che verranno realizzate nel territorio spezzino, sarà visitabile fino al 31 Marzo 2017.

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 Fiorenza Maggi è un artista spezzina che si è dedicata al disegno e alla pittura sia nel privato che durante la sua attività di insegnante di Scuola Primaria, riuscendo a coinvolgere alunni di diverse classi in svariati progetti di educazione all’immagine.
Nel 1991 espone come allieva del Maestro Angelo Prini in una collettiva di pittura presso la Bottega delle Arti della Spezia. Si dedica anche alla fotografia. Successivamente pubblica due libri autobiografici con immagini fotografiche.
Nel 2015 frequenta un corso di pittura con l’Università Popolare, successivamente inizia ad esporre in diverse mostre collettive e anche personali.

Stefania Martinico

Dalle incisioni delle grotte di Chauvet di 35.000 anni fa agli Ebook…

Brevissimo riassunto di 35000 anni d’ingegno umano, per poter scrivere la propria storia e lasciare in eredità la sua conoscenza.

Sin dai primordi l’uomo ha sempre sentito il bisogno di lasciare una testimonianza, quanto più duratura, del suo passaggio. Già 35000 anni fa era capace di creare i bellissimi disegni ritrovati nella grotta di Chauvet in Francia. Oltre alle stupende rappresentazioni di animali, si possono vedere molti palmi impressi sulle pareti, come una firma. Poi scolpì la pietra, regalandoci meraviglie di cui godiamo ancora oggi. I Sumeri inventarono le tavolette d’argilla, facili da incidere. Qualche tempo dopo, un Egiziano molto creativo, scoprì come creare dei fogli, con il papiro. Nella lontanissima Cina nell’anno 100 circa, un uomo di corte guardando una donna che lavava i panni nel fiume, colse una fibra di un lenzuolo e capì che poteva farne CARTA. Per secoli il segreto rimase in Cina, mentre i Romani incidevano la cera su delle tavole di legno e tiravano le pergamene per i documenti importanti. La navigazione, nel Medioevo, permise agli europei di carpire il segreto della carta, prodotta con gli stracci e a sperimentare l’uso della cellulosa che usiamo ancora oggi. L’arrivo dei computers sta sostituendo la carta, e con un click scarichiamo libri interi. I metodi sono cambiati… ma il bisogno di testimoniare e tramandare sembra immutato……

 

Studio Bibliografico Salvatore Viscuso – La Spezia
Perito del Tribunale di La Spezia

 

La scogliera erosa dal mare, fianco sud-occidentale dell’Isola Palmaria, sembra riprodurre il profilo del sommo poeta.

Er profilo de Dante

En giorno che NETÙNO i s’éa agiassà,
tanto per reposàsse ‘n momentìn,
a ‘n sèrto punto i éa sta svegià
da’na stéla de mae ch’éa lì vezin.
A vogio dite – a stéla la ghe fa –
che ‘n faòlo me’amìgo ch’i è ‘striui,
i me diseva, aiéi ch’a l’ho ‘ncontrà
mentre da Lérze a me ‘n vegnìvo chì,
che o ciù grande Poeta de talento
ent’a Comedia ch’i ha ciamà Divina,
un ch’i ghe diso DANTE, a me raménto,
fra l’àotro i parla d’a rivéa Spezina.
NETUNO che déa Spèza i éa’namoà,
tanto che fin da quando i éa pecenìn
i aveva dito: – A vogio stae de ca
ente ‘sto golfo fra a Parmàia e o Tin,
e dato che ‘nte ‘r mòdo de pensàe
i somigiàva tuto a noi Spezin
i fa, disa: – Me a vòi recompensàe
questo grande Poeta Fiorentin.–
E i se méta a coòna, i pìa ‘r forcòn,
e i disa ae onde: – Còse l’è ch’a fé?
Su, lèste, andémo ch’a son mé ‘r padròn; ,
la gh’è da travagiàe, vegnì con me,
propio ente ‘sto pùnto d’a scogéa; ,
e mié dg sbrigàve tùte quante,
ch’a vògio ch’a fenì prima de séa:
a dové faghe er profilo de DANTE.
Defati avanti nòte i éa’nza fenì; ,
e i éa cossi ben fato e somigiànte
che tuti quanti mia ch’i vègno chì
s’i vèno véde com’i éa fato DANTE.

Primo premio al Premio C.A. Federici 1978

 

RITRATTO DI DANTE
Honoré de Balzac

Dante_Alighieri_1Era davvero impossibile a chiunque, e persino a una persona salda non confessare che la natura aveva dotato di poteri esorbitanti quell’essere apparentemente soprannaturale. Benché i suoi occhi fossero profondamente infossati sotto le grandi arcate disegnate dalle sopracciglia, era come quelli di un nibbio incastonati in palpebre cosi larghe circondate da un cerchio nero così vivamente segnato in alto sulla guancia che i loro globi parevano prominenti. Quell’occhio magico aveva un non so che di dispotico e di penetrante che afferrava l’anima con uno sguardo greve e colmo di pensieri, uno sguardo brillante e lucido come quello dei serpenti o degli uccelli; ma che sconcertava e che schiacciava con la rapida comunicazione di una immensa sventura o di una qualche potenza sovrumana. Tutto era in armonia con quello sguardo di piombo e di fuoco, fisso e mobile, severo e calmo. Se in quel grande occhio d’aquila le agitazioni terrene parevano in qualche modo spente, il volto magro e asciutto portava pero le tracce di passioni infelici e di grandi eventi realizzati. II naso cadeva diritto e si prolungava in modo da sembrare trattenuto dalle narici. Le ossa del viso erano nettamente accentuate da rughe lunghe e diritte che solcavano le guance scarne. Tutto ciò che nel suo volto formava un incavo appariva cupo. Avreste detto il letto di un torrente ove la violenza dello scorrere delle acque era attestata dalla profondità dei solchi che tradivano lotte orribili, eterne. Simili alla traccia lasciata dai remi di una barca sulle onde, larghe pieghe partivano da ogni lato del naso che marcavano fortemente il viso e davano alla bocca, decisa e priva di sinuosità, un carattere di amara tristezza. La fronte tranquilla si slanciava con una sorta di baldanza al di sopra dell’uragano dipinto sul volto, e lo coronava di una cupola di marmo. Lo straniero conservava l’atteggiamento intrepido e serio che contraddistingue gli uomini abituati alla sventura, che la natura ha dotato d’impassibifità nell’affrontare le folle furiose e nel guardare in faccia i grandi pericoli. Sembrava muoversi in una sfera che qui era propria, dalla quale planava al di sopra dell’umanità. Al pari dello squardo, i suoi gesti emanavano una potenza irresistibile; le sue mani affilate erano quelle di un guerriero; se si dovevano abbassare gli occhi quando i suoi affondavano nei vostri, altrettanto di dovevaa tremare quando la sua parola o un cenno del capo si rlvolgevano alla vostra anima. Camminava circondato da una silenziosa maestà che lo faceva scambiare per un despota senza guardie, Per qualche Dio senza raggi. Il suo abito dava ancora maggior rilievo alle idee ispirate dalla singolarità del suo portamento o della sua fisionomia. L’anima il corpo e l’abito armonizzavano in modo da impressionare le immaginazioni più fredde. Portava una specie di cotta di panno nero, senza maniche, che si agganciava sul davanti e scendeva fino a metà gamba, Lasciandogli il collo scoperto, senza risvolto. II giustacuore e gli stivaletti erano anch’essi neri. Sul capo aveva una calotta di velluto simile a quella di un prete, e che tracciava una linea circolare sopra la fronte senza che ne uscisse un solo capello. Era il lutto piu rigoroso e l’abito più puro che un uomo potesse indossare. Se non avesse avuto una lunga spada che pendeva al suo fianco, appesa a un cinturione di cuoio che si scorgeva dallo spacco del soprabito nero, un ecclesiastico l’avrebbe salutato come suo fratello. Benché fosse di statura media, sembrava alto; ma guardandolo in volto, era gigantesco.

Dante