“A Sprugoa” e “O sprugooto”

Curiosità spezzine. Prima della costruzione dell’Arsenale, nella zona ora occupata dalle Vie F.Rosselli, R.De Nobili, Dei Mille e Viale Amendola, sorgevano due laghetti: uno, più grande, detto “A Sprugoa” e l’altro detto “O sprugooto”, entrambi alimentati per la maggior parte dalle acque della Val di Vara.

Al centro della Sprugola sgorgava una copiosa fonte, così legata alla cultura ed al paesaggio spezzino da divenire il simbolo della città.

Sprugolino voleva e vuol dire tuttora spezzino!

Un’antica tradizione locale le riconosceva inoltre un carattere mitico, attribuendole il potere di legare gli abitanti e gli ospiti alla città: aver bevuto “l’aigua dea Sprugoa” significava essere, o essere divenuti, spezzini!

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Giuseppe Garibaldi a La Spezia

Curiosità spezzine. Quando Giuseppe Garibaldi venne ferito all’Aspromonte venne portato il 2 settembre 1862 al Varignano per essere curato.

Pochi giorni dopo venne trasferito nella nostra città presso l’Hotel Milano, attuale Ammiragliato.

Lo sbarco avvenne nell’approdo situato all’incrocio tra via Diaz e viale Italia.

Un residuo di questo antico porto che protendeva verso il mare è’ ancora attualmente visibile in quanto incorporato nell’ asfalto della strada.

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“La Moltiplicazione dei pani e dei pesci” di Giovanni Battista Casoni

Curiosità spezzine. All’interno della Chiesa di Santa Maria e’ presente uno dei tanti “tesori” nascosti della nostra città.

Mi riferisco al dipinto (olio su tela 200 x 550) raffigurante La Moltiplicazione dei pani e dei pesci realizzato da Giovanni Battista Casoni nel 1642.

L’opera si trovava in origine nel refettorio del convento di San Francesco il Grande e successivamente nel 1813 venne sequestrato dal Governo francese e trasportato a Parigi.

Nel 1817 venne restituito alla nostra città.

Inglobato pero’ il complesso francescano all’interno dell’area dell arsenale l’opera fu trasferita nella parrocchia di Santa Maria Assunta dove oggi è attualmente conservata.

Questa grande tela del Casoni può a pieno titolo collocarsi in una delle opere locali più importanti del ‘700.

“La bestia” del Castello…

Curiosità spezzine. Il pomeriggio del 28 settembre 1907 il pittore spezzino Felice Del Santo disse di aver visto, mentre stava dipingendo presso il Castello San Giorgio, una specie di mostro, un drago o un grosso lucertolone.

In città fu subito polemica e la notizia rimbalzo’ sulle numerose testate giornalistiche dell’epoca.

Da subito “la bestia” del Castello entro’ nelle leggende e nei racconti degli spezzini non senza un pizzico di ironia nei confronti del famoso pittore.

Un giornale locale, La Gazzetta, diede anche la notizia di un premio messo in palio dal Comune per chi avesse catturato la bestia. Per questo motivo Ogni angolo del castello venne ispezionato approfonditamente, ma della bestia nessuna traccia.

Spuntarono come funghi gli spezzini tuttologi: c’era infatti chi lo identificava in un canguro, chi in un ramarro e chi in un lucertolone.

Sul “Corriere della Spezia” il buon Gamin, alias Ubaldo Mazzini, dedico’ al fatto i seguenti versi:

“Felisin ch’i petuava

Soto i archi der caste

I te senta remae

Ent’er mucio de giaon

I se vorta e i te da’ en guisso,

E i te veda na bestiassa

Bruta, leda e ‘nveleni”…..

Alla fine tra le tante ipotesi che vennero formulate ce ne fu una abbastanza credibile; cioè’ che si potesse trattare di qualche animale esotico, un iguana o un varano, fuggito da uno dei tanti circhi che allora venivano in città.

Il Palazzo del Ghiaccio

Curiosità spezzine. Passando per Via Colombo, angolo Via Sprugola, potremo notare un palazzo squadrato con dei pinguini e orsi polari visibili in facciata.

Stiamo parlando del “Palazzo del Ghiaccio” progettato nel 1920 dall’architetto Franco Oliva su incarico della Società Anonima Industria del freddo.

Non dimentichiamo che all’epoca la conservazione dei cibi non avveniva con le facilitazioni della nostra era, ed era pertanto necessaria una produzione industriale del ghiaccio.

Nel 1923 la nuova struttura cominciò l’attività con i refrigeratori tedeschi Linde Wiesbaden, riuscendo a raggiungere la considerevole quota giornaliera di 40 tonnellate di ghiaccio prodotto.In spazi appositi erano conservati tutti quei cibi deteriorabili come la carne, i salumi, il pesce,che oggi utilizziamo con grande facilità nelle nostre case, senza problemi legati alle temperature.

L’edificio, che ha naturalmente perduto la sua funzione originaria, oggi è sede di uffici di Carispezia che l’ha acquistato nel 1976,e che ne ha convertito gli interni per l’utilizzo d’ufficio.

Sul fronte principale una colonna scanalata è sormontata da una figura seduta di donna con la testa china sul grembo pieno di frutta.

I bassorilievi esterni di Augusto Magli, dalle forme stilizzate, sottolineano l’originaria funzione dell’edificio, con immagini legate al freddo (orsi e pinguini) e canestri di frutta fresca.

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Il colle dei cappuccini

Curiosità spezzine. Il colle dei cappuccini, corrispondente all’area oggi occupata dalla cattedrale di Cristo Re e da piazza Europa, venne sbancato in attuazione del piano regolatore del 1904 a firma del l’ingegner Farina.

Il colle colle dei cappuccini, così chiamato da un antico convento del XV sec. Sede inizialmente dei Padri Francescani Capuccini, costituiva un diaframma fra la vecchia e la nuova città ormai sempre più proiettata verso la pianura di Migliarina.

A tale sbancamento si opposero alcuni sostenitori più “ecologici” che avrebbero voluto unire le due parti di città tramite una galleria aperta proprio sotto il colle.

Per tali motivi i lavori vennero rimandati al 1921, data d’inizio dei primi lavori di sbancamento.

Quest’opera si rivelò fondamentale per collegare la città “vecchia” con la città “nuova”.